- L’A-B-C-D-E della fotografia di viaggio
- Postato: 19 ottobre 2009
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Capita di chiedersi sfogliando un book di fotografie che abbiamo scattato durante un bel viaggio da ricordare, se veramente siamo riusciti a immortalare come si deve location e paesaggi, ma se sopratutto i nostri scatti suscitino un qualcosa in chi osserva, se siamo stati davvero originali. Riportiamo qui di seguito acuni preziosi suggerimenti per garantire il miglior “scatto” fotografico, qualche concetto di base che aiuti a valorizzare al meglio i reportages delle nostre vacanze o dei viaggi in generale..
Sintetizziamo in cinque punti alcuni buoni consigli in proposito…
“A” per azione
Le fotografie migliori dei viaggi, quelle che funzionano insomma, hanno sempre un qualcosa che ha a che fare con “l’azione”.. potrebbe essere un morbido colpo d’occhio su una tazza di caffè fumante o un momento clou di una partita di rugby giocata su un campo fangoso.. il “catturare” l’azione aggiunge dunque quel qualcosa in più, porta fascino e atmosfera.
Lo stesso concetto può essere applicato ai paesaggi… una foto che rappresenta un verde prato può facilmente trasformarsi da noiosa a interessante se per esempio ci sono delle pecore al pascolo; si sovrappongono dunque elementi che danno perciò profondità all’inquadratura.
Per esempio nella foto qui sopra si sarebbe potuta immortalare semplicemente la ragazza a piedi. Ma prima o poi, si sa, si sarebbe voltata indietro… il sesto senso suggerisce che la gente sa quando è osservata….
“B” per balance, equilibrio
Non “bilanciamento del bianco”, che si riferisce alla quantità di rosso, verde e blu(RGB), i colori in una fotografia, ma piuttosto il processo di creazione di una foto equilibrata. Avrete senz’altro sentito parlare dei termini “framing” o “stato dei terzi”… cosa significa esattamente?
In poche parole, significa che la tua foto di viaggio deve avere al suo interno elementi simmetrici e asimmetrici che ne definiscano l’equilibrio.. per esempio, l’equilibrio non è detto affatto che si debba riscontrare al centro dell’inquadratura: archi, porte e finestre possono essere determinanti nel “framing”…
La foto di sotto fa al caso nostro: a St. George, Bermuda, due anziani del luogo si riposano seduti. Il ruolo dei terzi è applicato immortalandoli nella parte destra della fotografia, non al centro.
“C” per composizione
Anche se la “C” nell’ordine alfabetico viene dopo la “B”, la composizione viene sempre prima del bilanciamento nella fotografia di viaggio: esattamente come si compone un brano musicale o dipingere una tela vuota, così la scelta di ciò che si desidera raccontare con uno scatto fotografico è basilare….occorre crearsi una mappa mentale di quello che si vuole raccontare, attraverso una composizione: ricerca di modelli, angoli, colori vividi, piazzamento di soggetti. Tutto insomma può contribuire allo svuluppo del “racconto”…
Nella foto di seguito un esempio di “composizione”…

A prima vista si nota la lampadina accesa sopra la testa dell’uomo, ma ad uno sguardo più attento si possono trovare dettagli di rilievo, come ad esempio che l’uomo porta uno zaino e che legge una scritta sul muro: la storia raccontata è dunque quella di un turista in visita in un museo.
Il vecchio cliché, il diavolo si nasconde nei dettagli… con la fotografia di viaggio, la forza dell’immagine sta tutta lì, nei piccoli particolari che aiutano a creare una storia, piccoli particolari che determinano una storia anzichè un’altra…
Un’altra composizione particolare è quella dettata dai “colori vividi”. Nella foto che segue si è aspettato pazientemente che la donna Quecha passasse davanti al muro color terracotta, in modo da far risaltare il blu luminoso in contrasto con lo sfondo ( non è un caso che negli istituti d’arte venga insegnato che arancione e blu sono i colori complementari che funzionano meglio insieme)

“D” per depth, profondità di campo
Profondità di campo significa mettere in risalto la distanza tra i soggetti dell’immagine e lo sfondo nel quale si trovano.
La foto qui sotto, scattata a Riga, rende meglio di molte parole il concetto….
“E” per evocazione
Le grandi fotografie hanno poi in comune il fatto che possono vantare un forte potere evocativo, lontano dai cliché. La foto di un monaco tibetano di fronte ad un nuro è quella che è: la foto di un monaco e un muro.. ma fotografare un monaco nei pressi di icone, con ombre e inquadrature inedite, apporta un miglioramneto considerevole si alla foto stessa che alla storia che con essa si vuole raccontare.

A prima vista, l’immagine di sopra raffigura una suora a piedi. Ma guardando meglio, si ha un piena percezione di dove si trovi… la direzione e la lunghezza dell’ombra suggeriscono che ci troviamo nel tardo pomeriggio, e le scritte di impronta slava sui muri fanno pensare ad un luogo dell’Europa dell’Est. Quindi c’è sì una suora che cammina, ma va all’interno di un monastero, nell’Est europeo, e nel tardo pomeriggio.
Studio dell’immagine a parte, è la forza della creatività il vero motore di tutto… la fantasia insomma! sia di chi scatta, sia di chi guarda. Il vero viaggio è tutto lì… Ricordarsi sempre che una buona fotografia di viaggio non deve essere quella tecnicamnete perfetta, ma quella che ti trasporta, ti fa tuffare dentro l’immagine. Senza fantasia non si va davvero da nessuna parte….
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